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Prima passeggiata sul Tifata

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'Alla scoperta del Tempio di Giove' - Domenica 18 Maggio 2008

Grande successo ha avuto la 1^ passeggiata sul Tifata, “Alla scoperta del Monte di Giove” promossa dalla Associazione che ha visto la partecipazione di circa 70 persone che, armate di zaino e viveri, si sono inerpicate per i sentieri del Tifata, salendo fino al Tempio di Giove, sito archeologico di epoca romana posto a 526 metri sul livello del mare, in prossimità della cima del Tifata.

Giunti al tempio, grazie alla collaborazione oramai instaurata dalla Associazione con il Gruppo Archeologico Gualtieri di Caserta, i presenti hanno ascoltato le archeologhe del Gruppo, che hanno ampiamente illustrato il sito. Successivamente molti hanno proseguito per la cima del Tifata.

Le sensazioni provate sono le stesse descritte dai compianti Franco Monaco ed Alfonso Rosmino e già pubblicate su questo sito e che ci piace ricordare in calce a queste note. L’associazione ringrazia tutti i partecipanti; da segnalare la presenza di una rappresentanza della locale AGESCI.

Si ringrazia in particolare la Protezione Civile di San Prisco, che ha assicurato il servizio per tutta la giornata e per tutto il percorso. Si ringrazia l’Amministrazione Comunale della città di San Prisco per il patrocinio ed, in particolare, l’assessore Monaco, per la collaborazione fornita, ed il Sindaco Prof. Antonio Siero per la presenza.

Un cenno particolare meritano i giovanissimi Antonio Carrillo, Davide e Prisco Monaco e Simona Rosmino.

A spasso per il Tifata

La scalata al Monte Tifata é sempre stata un motivo di orgoglio. L'imponenza della montagna e il percorso non privo di difficoltà e di fatica rendono emozionante ogni partenza e appagante ogni ritorno.
Agli abitanti di San Prisco che non possono esibire quell' io ci sono stato,  quando si racconta la bellezza paesaggistica dei due versanti, l'aria fine e salubre, i resti archeologici, la natura incontaminata, il senso di pace per l'assenza dei rumori della civiltà, mi piace suggerire alcuni itinerari e osservazioni, frutto di un frequente girovagare per le nostre colline. Una tappa quasi obbligata e fulcro di ogni escursione è la località Bersaglio, demanio comunale, un tempo poligono di tiro per esercitazioni militari, attualmente oggetto di rimboschimento e di recupero ambientale. Vi si giunge percorrendo la strada che passa a fianco del cimitero di San Prisco e proseguendo fino all'altezza della masseria Schettini, per una strada alquanto stretta. In alternativa si può prendere la strada che porta alla cava Statuto, esempio eclatante di dissesto ambientale, e imboccare la strada all’altezza dei serbatoi dell'acquedotto della Campania Occidentale che porta alla Masseria Schettini. In entrambi i percorsi sono in bella evidenza cumuli di rifiuti, significativo esempio di inciviltà e di incuria. 
Dall’incrocio presso la Masseria Schettini si prosegue per una strada rurale, piuttosto stretta ma ancora in buone condizioni, e si arriva in località Bersaglio,  dove si apprezza meglio l'imponenza del monte Tifata e si riscontra una più diversificata vegetazione che ha nella ginestra e nel mirto la più ampia rappresentanza. Proseguendo verso est si può seguire un piccolo sentiero, adiacente un bosco di roverelle (un tipo di quercia), che si inerpica lungo una gola incrociando verdi terrazzi, fino a giungere sul pianoro chiamato "Montanina", un tempo meta di scampagnate il giorno di pasquetta.

Attraversando il pianoro si giunge alla punta della collina "Croce Santa" (m. 291), a strapiombo sulla cava Statuto, dove un tempo era collocata una grande statua in marmo della Madonna e dove si può osservare l'ormai esiguo diaframma di calcare che divide la cava Statuto dalla cava Iodice, ancora attiva. Da qui si ha una buona vista della cittadina di San Prisco e particolarmente suggestivo è lo sparo dei fuochi d'artificio in onore di S.Ciro il giorno di pasquetta. Un comodo sentiero pianeggiante diretto a nord, conduce attraverso un piccolo bosco di pini alle pendice del monte Sommacco (m.392) dove il sentiero si stringe e comincia a salire. Proseguendo si aggira la cima del monte Marmolelle (m. 411) e ci si inoltra in un fitto bosco di lecci (un tipo di quercia sempreverde) che popolano tutto il versante settentrionale del Tifata.

Si esce dal bosco per proseguire lungo il crinale fino alla cima del monte Tifata (m. 603). Qui si ammira un panorama incantevole: a nord, le piane di S. Vito e della Fagianeria attraversate dalle sinuose anse del fiume Volturno; a sud l'intera pianura di Terra di Lavoro con, in lontananza, il Vesuvio, Monte Faito e le isole di Capri e Ischia.

L'aria è frizzante e penetra agevolmente nei polmoni; in lontananza si intravedono veicoli in movimento ma non se ne percepisce il rumore; si sente distintamente il profumo di menta, di salvia e di origano ed è possibile scorgere ramarri (grandi lucertole verdi) e macaoni (bellissime farfalle di grosse dimensioni di colore giallo-nero e con due cerchi rossi alla base delle ali).

Antichi resti di imponenti mura di fortificazione testimoniano la posizione altamente strategica di questo sito. Vale la pena proseguire per poche centinaia di metri e visitare i  resti della Cappella di San Nicola, probabilmente sorta sulla cappella di S. Agata, la Santa eremita che aveva elevato il monte Tifata a luogo di preghiera e meditazione.

Il più agevole ritorno si presta ad una più attenta osservazione della vegetazione, della fauna e del paesaggio.