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La chiesa di S. Augusto in San Prisco

Postato in Storia

La chiesa di S. Augusto nel territorio di San Prisco. Note ad una pergamena longobarda dell’anno 1020.

 

Premessa1

Nel febbraio dell’anno 1020 il principato capuano era ancora nelle mani dei Longobardi, ma il loro regno era ormai entrato in una fase discendente. Esso era retto da Pandolfo II (23° anno) in coo-reggenza con Pandolfo IV, figlio di Landolfo VII di Sant’Agata, e in seguito con suo figlio Pandolfo V.

 

Era ormai lontano il tempo in cui il conte longobardo Atenolfo I, nell’anno 899, aveva conquistato Benevento, dichiarandola giuridicamente inseparabile da Capua e nel 900 aveva ottenuto il titolo di principe di Capua. Atenolfo I aveva poi introdotto la coo-reggenza, consuetudine per la quale i figli (o anche i nipoti) erano associati al governo dei padri (o zii).

 

Il principato capuano era divenuto uno stato autonomo estendendosi su tutta Terra di Lavoro. Verso la fine del X secolo esso aveva raggiunto il suo apogeo con la conquista del principato di Salerno, riunificando i domini dell’Italia longobarda meridionale, denominata poi Longobardia Minore. Tale impresa era stata realizzata dal principe Pandolfo I Capodiferro (961-981), che tra il 965 e il 966 era venuto in aiuto al papa Giovanni XIII, esule da Roma, che aveva riconosciuto l’elevazione a Metropolia per la Chiesa di Capua.

 

Verso la fine del X secolo il principato di Capua e Benevento si scisse nuovamente. Nei primi decenni del secolo successivo comparvero in quelle terre mercenari normanni. I soldati normanni dopo la sconfitta dei moti pugliesi si erano dispersi nella Longobardia meridionale, entrando al 1 servizio del principato di Capua e dell’Abbazia di Montecassino2. Quella sconfitta costrinse i principati meridionali ad entrare nuovamente nella clientela bizantina3. Analoga sorte subì l’abbazia cassinese, retta da Atenolfo (1011-1022), membro della dinastia longobarda capuana4.

 

Dopo la sconfitta dei Saraceni nel 1016 per opera delle truppe e della flotta pontificie, un’altra grossa minaccia per la Campania e per tutto il meridione fu rappresentata dall’avanzata dei Greci. Anche in questo caso il pontefice Benedetto VIII (Teofilatto dei conti Tuscolo)5prese l’iniziativa recandosi a Bamberga per chiedere l’intervento dell’imperatore Enrico II. Questi decise di scendere nella penisola e con l’aiuto dei duchi normanni riuscì a sbaragliare i nemici nel 1022. In tale occasione Atenolfo e il principe capuano Pandolfo II abbandonarono in fretta le loro sedi. Capua fu occupata e concessa al pontefice, insieme ai territori di Arce, Sora, Aquino, Arpino e Teano. La città venne poi riconquistata da Pandolfo IV, che aveva al suo seguito il normanno Rainulfo Drengot, fondatore della contea di Aversa6.

 

Note alla pergamena longobarda del 1020

 

Uno dei primi documenti in cui compare la denominazione e la chiesa di San Prisco è una pergamena riguardante la vendita di un territorio situato nella località at pratu, proprio nei pressi della chiesa di San Prisco.

 

 

 

Nel febbraio del 1020 Lando, figlio di Atenolfo detto Giacinto, legittimo possessore del fondo, vendette ad Angelo, abitante vicino alla suddetta chiesa di San Prisco e figlio del fu Lupenolfo, un appezzamento di terreno che misurava 29 passi da un capo e 126 passi da ogni lato (secondo il passo del gastaldo Landone senior) al prezzo di 20 soldi d’oro bizantini.

 

 

 

L’atto fu redatto probabilmente in Capua da Sichelcrit, chierico e notaio, alla presenza delle parti, del giudice Adelmondo e di Madelfrid.

 

Molto importanti sono i dati relativi ai confini del territorio in questione: la via pubblica da un lato e un capo, da un altro lato la terra di mastro Giovanni, da un altro capo la terra della chiesa di S. Augusto.

 

 

 

La figura di S. Augusto è ricondotta dagli storici ad un gruppo di dodici confessori, fra cui diversi vescovi, che secondo la tradizione approdarono nelle nostre zone dall’Africa dopo la persecuzione vandalica del 439: Prisco II, Castrese, Tammaro, Rosio o Roscio, Eraclio, Secondino, Adiutore, Marco, Augusto, Elpidio, Canion e Vindicio. Tale tradizione è riportata dal Martirologio Romano citato da Michele Monaco7. Occorre dire però che tale tradizione fu giudicata priva di fondamento dal Lanzoni nel suo studio sulle diocesi d’Italia8.

 

 

 

Ritengo che la chiesa di S. Augusto si trovasse quasi sicuramente nel territorio dell’attuale città di San Prisco, ai confini con i Comuni di Curti e di Santa Maria Capua Vetere. Una prova di ciò è la denominazione rimasta ad alcuni territori ricadenti nel Comune di San Prisco fino all’età contemporanea. Ricordiamo che nello Stato di Sezioni del Catasto Provvisorio del Comune di San Prisco, risalente agli anni 1809-15, Sant’Augusto era una località e allo stesso tempo dava la denominazione ad un’intera sezione del Catasto9. Inoltre la località Sant’Augusto era situata vicino ad Orte (o anche Orta), che compare in molte pergamene capuane successive (dal XII al XVI secolo) nel territorio di San Prisco10.

 

Tale chiesa era sicuramente antichissima e potrebbe in seguito aver cambiato la sua denominazione11e il ricordo della sua esistenza sarebbe stato legato, come è accaduto in tantissimi casi analoghi, alla denominazione del luogo dove era situata.

 

 

 

 

 

Note

1 Sulla storia longobarda in generale si vedano: C. Pellegrino, Historia principum Langobardorum quae continet antiqua aliquot opuscula de rebus Langobardorum Beneuentanae olim prouinciae quae modo regnum fere est Neapolitanum. Camillus Peregrinius ... recensuit atque carptim illustrauit..., Neapoli, 2 voll., ex typographia Francisci Sauij impressoris Curiae archiepiscopalis, 1643-1644; Di Meo, Annali critico diplomatici del Regno di Napoli della mezzana età, 12 voll., Napoli 1795-1819; Regii Napolitani Archivii Monumenta edita ac illustrata, 5 voll. in 6 tomi, Neapoli 1845-61; Erchemperto, Historia Langobardorum Beneventanorum, MGH Scrip. Rerum Lang., a cura di G. Waitz, Hannover 1878; M. Inguanez (a cura di), Il Regesto di S. Angelo in Formis, Montecassino 1925; Amato di Montecassino, Storia dei normanni volgarizzata in antico francese, a cura di V. De Bartholomaeis, FSI, 1935; I documenti originali dei principi longobardi di Benevento, Capua e Salerno…, a cura di F. Bartoloni, Spoleto, Centro Italiano di Studi per il Medio Evo (con il contributo dell’Istituto di Paleografia dell’Università degli Studi di Napoli, 1956; H. Hirsch – M. Schipa, La Longobardia meridionale (570-1077), Roma 1968; Paolo Diacono, Storia dei Longobardi (traduzione e note di F. Roncoroni) Milano 1970; N. Cilento, Italia meidionale longobarda, Milano 1966; Napoli 1971; V. D’Alessandro, Storiografia e politica nell’Italia normanna, Napoli 1978; Chronica Monasterii Casinensis, a cura di H. Hoffmann, in MGH SS. XXIV, Hannover 1980; I di Resta, Capua medievale. La città dal IX al XIII secolo e l’architettura dell’età longobarda, Napoli 1983; ID., Il Principato di Capua, in Storia del Mezzogiorno, a cura di G. Galasso e R. Romeo, II, Roma 1988; V. Von Falkenhausen, I Longobardi meridionali, in Storia d’Italia, diretta da G. Galasso, III (Il Mezzogiorno dai Bizantini a Federico II), Torino 1983; Le leggi dei Langobardi: storia, memoria e diritto di un popolo germanico, a cura di C. Azzara e S. Gasparri, Milano 1992; B. Figliuolo, Longobardi e Normanni, in Storia e civiltà della Campania. Il Medioevo, a cura di G. Pugliese Carratelli, Napoli 1992; E. Cuozzo, Dalla Longobardia minore al Regno di Sicilia. Linee di storia del Mezzogiorno medievale, Salerno 1992; Atti del Seminario “Visigoti e Longobardi”, Roma 28-29 aprile 1997, a cura di J. Arce e P. Delogu, Firenze 2001; Codice diplomatico longobardo, a cura di Schiaparelli, C. Bruhl e alt., Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, Roma 2003.

2 D’Alessandro, cit., pp. 24-27; cfr. di Resta, Il principato di Capua, in Storia del Mezzogiorno, a cura di G. Galasso e R. Romeo, Napoli 1978, vol. II, tomo I.

3 D’Alessandro, cit., pp. 26-27; cfr. di Resta, cit., p. 178.

4 di Resta, cit., p. 178; cfr. N. Borgia, Importanza del ducato di Benevento nella Storia del Regno longobardo e i suoi rapporti co’ due imperi d’Oriente e d’Occidente e col Papato, Napoli 1883.

5 Il pontefice dovette affrontare diverse emergenze militari, soprattutto tumulti e rivolte interne come quelle provocate dalla famiglia Crescenzi, che gli contestava l’ascesa al soglio pontificio. Sul piano ecclesiastico Benedetto VIII convocò nel 1018 un concilio provinciale nel quale furono promulgate importantissime norme, fra cui l’osservanza del celibato e la condanna della simonia, che grazie all’appoggio dell’imperatore furono riconosciute come leggi imperiali.

6 H. Hirsch – M. Schipa, cit., p. 314; L. Orabona, I Normanni di Aversa. Istituzioni religiose e riforma della Chiesa nel secolo XI, in «Il Basilisco», IX (1991); Id., I Normanni. La Chiesa e la protocontea di Aversa, Napoli 1994; P. Delogu, I Normanni in Italia. Cronache della conquista e del regno, Napoli 1984; riguardo ad Aversa in età normanna si vedano anche: A. Gallo, La charta aversana nel periodo normanno, in «Archivio Storico per le Province Napoletane (ASPN)», n.s. (1915), pp. 542-557; Id., La charta aversana nel periodo normanno, in «ASPN», V, 1919-20; Id., Codice diplomatico normanno di Aversa, Napoli 1926; Id., Aversa Normanna, I, Napoli, a cura della R. Deputazione Napoletana di Storia Patria, 1938.

7 M. Monaco, Sanctuarium Capuanum, Neapoli 1630, 69s.

8 F. Lanzoni, Le diocesi d’Italia dalle origini al principio del sec. VII (an. 604), I, Faenza 1927.

9 Archivio di Stato di Caserta, Catasto Provvisorio, Stato di Sezioni Comune di San Prisco.

10 Biblioteca Museo Campano di Capua, sezione manoscritti, b. 16, (Estratti di pergamene interessanti la storia di Capua); b. 392 (Trascrizioni di privilegi per la Città di Capua e suoi casali dal 1104); cfr. anche le diverse edizioni delle pergamene capuane: J. Mazzoleni (a cura di), Le pergamene di Capua, 3 voll., Napoli 1957-60; L. Pescatore, Le più antiche pergamene dell’Archivio Arcivescovile di Capua (1145-1250), in «Campania Sacra», III (1971), pp. 22-98; IV (1973), pp. 145-176; C. Cantiello, Il fondo pergamenaceo dell’Archivio capitolare Capuano, in «Quaderni di Storia ed arte campana», n. 6, Maddaloni s.d. (ma 1980); G. Bova, A proposito di S. Maria Suricorum, Santa Maria Capua Vetere 1995; Id., Tra Saduciti e Burlassi nella Capua Vetere medievale, Santa Maria Capua Vetere 1995; Id., Surici e medici nella Capua Vetere e nella Capua Nuova medievale, Santa Maria Capua Vetere 1995; Id., Le pergamene normanne della Mater Ecclesia capuana, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1996; Le pergamene sveve della Mater Ecclesia capuana, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 5 voll., 1998-2005.

11 Potrebbe essere l’ecclesia sancti Simeonis de Civecorna, citata nella bolla del 1113 dell’arcivescovo Senne (Monaco, cit., p. 144), localizzata fra la vecchia Capua e i territori del villaggio di San Prisco; l’ecclesia sancti Simonis, in una pergamena del 1177 nella località Orte, situata proprio tra la Capua Vetere e il villaggio di San Prisco, che in una nota dorsale più moderna riporta la predetta variante ecclesia sancti Simeonis (Bova, Le permamene normanne…, cit., p. 144); nel 1326 ritroviamo l’ecclesia sancti Simeonis de Civecorna (Rationes decimarum Italie nei secoli XIII e XIV. Campania, a cura di M. Inguanez, L. Mattei-Cerasoli, P. Sella, Città del Vaticano 1942, p. 191, n. 2586).

 

 

Regii Napolitani Archivii Monumenta edita ac illustrata, Appendice

(148-149) Doc. A 3 (A. III) an. 1020.

 

In nomine domini nostri ihesu Christi.

vigesimo tertio anno principatus domini nostri paldolfi et octabo anno principatus domini landolfi gloriosis principibus mense februario nona indictione. Ideoque ego lando filius bone memorie atenolfi que iaquintu clamabatur. Sicut michi aptum et congruum est per hanc cartula benundedi vobis angeli abitante propincu ecclesia sancti prisci et filii quondam lupenolfi. hoc est una petia de terra mea quem abeo propincu iam dicta ecclesia sancti prisci et terra ipsa nominatur at pratu que habet fines terra ipsa ab uno latere et uno capite. via publici. aliu latu tenet in terra Iohanni magistri. aliu latu tenet in terra ecclesia sancti agusti abet per singola latera in longuum passos centum biginti et sex et per singola capita pertrabersum abet passos biginti et nomen. Ad mensuram de passo landoni seniori castaldi est mensuratum. hec autem petia de terra qualiter superius per finis indicata et censurata est. una cum arbores et cum omnia ibi intro habentibus subter et super. et cum bia sua ibidem intrandi et exeundi. Cuncta et integra ipsa vobis qui supra angeli benumdedi at possessionem tuam et de tuis heredibus ad abendum et possidendum et faciendum exinde omnia que vobis placuerint. Unde infra supradicte finis et mensuris michi nec uxori mee. nec alii cuilibet exinde nullam reserbari. Set cunctum et integrum vobis ipsos benumdedi ad possessionem tuam. Et de tuis heredibus ad abendum et possidendum et faciendum exinde omnia que vobis placuerint sicut supradiximus. Et pro supradicta mea benedictione manifesto sum ego qui supra lando benditor quia receptum ab eo pretium a te qui supra angelum emtorem meum. oc est auri solidos biginti bonos bizantinos completum bero pretium. ea ratione quatenus_ amodo et semper tu qui supra emtor et tuos eredes firmiter abeatis et possodeatis integra supradicta mea benidictione. Et obligo ego qui supra lando me et meos eredes vobis qui supra angeli et ad tuis heredibus integra supradicta mea benedictione defendere et antestare amodo et semper a parte uxori mee et ab omnibus aliis hominibus ab omnique partibus. Si autem non potuerimus ipsas vobis defendi ut diximus primis vobis et ad vestris heredibus me et heredes meos de colludio legibus iurare obligo et componere vobis supradictum pretium duplum et duplo per appretiatum quod supradicta mea beneditio apud bos in edificio vel in qualiscumque parte remelioratam paruerint. Nam si ego qui supra benditor aut meos heredes hanc benditionem aliquando per qualemcumque ingenium digrumpere aut remobere quesierimus aut si non vobis defenserimus et compleberimus omnia per ipsum ordine si ut supradiximus tunc et supradicta dupla vobis componamus et iamdicta benedictio integra potestati vestre ammittamus ad semper abendam. e t talis ego qui supra lando benditor te  Sichelcrit clericum et notarium scribere rogavi caput.

† ego qui supra adelmus Iudex.

ego madelfrid.

† ego lando.

† ego madelfrid.

 

 

Articolo pubblicato in «Storia del mondo», n. 53, 21 aprile 2008.