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Sindaci di San Prisco dal 1807 al 1860

Scritto da Luigi Russo. Postato in Personaggi storici

Il sottoscritto da qualche anno ha pubblicato i profili biografici dei sindaci di San Prisco dal 1807, dalla nascita del Comune, al 1860. Fra essi abbiamo: 4 avvocati, 3 farmacisti, 3 proprietari benestanti, 2 medici, 1 agrimensore e 1 negoziante.

 

 

Nel corso della trattazione di tali notizie storiche ho avuto modo di utilizzare sia materiale precedentemente edito riguardante San Prisco, sia fonti inedite, facenti parte di una pubblicazione già pronta da qualche anno, ma che attende una degna pubblicazione.

 

In diversi casi il materiale raccolto era di tale interesse che oltrepassava l’ambito locale e pertanto ho avuto modo di pubblicare quattro articoli su riviste storiche: due sulla «Rivista di Terra di Lavoro», curata dall’Archivio di Stato di Caserta, e altri due sulla «Rassegna Storica dei Comuni», edita dall’Istituto Studi Atellani).

 

Mi sono reso conto che l’argomento ha interessato molte persone, sia da colloqui con sanprischesi, sia perché in diversi casi sono state superate le mille visualizzazioni di ciascun profilo.

 

Ho constatato come a fronte di tantissime visualizzazioni non sia seguito alcun tipo di commento.

Mi avrebbe fatto piacere anche ricevere qualche critica (se si tratta di critiche costruttive sono sempre gradite).

 

Sono certamente soddisfatto perché fare ricerca storica per me significa contribuire a portare alla luce personaggi e vicende che possono farci capire meglio il passato. La ricerca è spesso faticosissima e molte sono le tentazioni di percorrere varie scorciatoie, di battere i soliti sentieri già percorsi da altri, più rassicuranti e poco dispendiosi. Per me questo lavoro faticosissimo ha in se stesso un enorme valore e quindi la consapevolezza di ciò consente di provare soddisfazione anche durante questo duro percorso, non soltanto alla fine della ricerca.

Spesso riscontro una scarsissima considerazione nella società per chi fa ricerca storica e cerca anche di divulgare il contenuto dei suoi lavori.

Non è mia intenzione cercare conforto nell’approvazione e nella considerazione degli altri.

 

 

 
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Pasquale di Monaco, sindaco notaio (1859-60)

Scritto da Luigi Russo. Postato in Personaggi storici

Il di Monaco apparteneva ad una famiglia benestante che gli consentì di studiare e seguire l’attività di famiglia, il padre e il nonno Gennaro erano stati notai e cancellieri comunali. Pasquale fu decurione per molti anni e sindaco dal 1859 al 1860.

 

Pasquale nacque in San Prisco nel 1821 dal notaio Pietro e da Carmina Scialla, anch’essa figlia di un notaio di Casanova e fu battezzato coi nomi Pasquale Antonio Ciro Raffaele.

 

Egli, oltre ad espletare l’attività notarile, dal 1841 entrò nell’amministrazione locale come decurione e partecipò attivamente alle vicende politiche sanprischesi. In alcuni rapporti di polizia ritroviamo la notizia del suo coinvolgimento nei moti costituzionali del 1848 come alfiere.

In seguito divenne cancelliere comunale e fu Capo urbano dal 1853 al 1858.

 

Nel 1848 sostituì il primo eletto, ma ebbe molte critiche di cittadini che scrissero all’intendente per screditarlo e denunciare alcune sue mancanze e comportamenti indegni della carica. In altri ricorsi inviati all’iuntendente fu accusato di reggere le fila del Decurionato, insieme a Francesco Ajossa, e ne fu proposta la sostituzione. Nonostante ciò rimase ancora decurione.

 

Nella seconda metà del 1849 chiese di essere sostituito come decurione perché esercitava l’incarico da molti anni. Probabilmente sperava di diventare sindaco, ma non fu inserito nella terna per tale carica, bensì in quella per secondo eletto.

 

Nel 1851 fu nominato nuovamente decurione ed esercitò la carica fino al 1858, quando chiese di essere sostituito sia come decurione sia come Capo urbano, dichiarando di essere occupatissimo con la sua profesione e di aver esercitato la carica da molti anni. In realtà si preparava a diventare sindaco e fu indicato come primo ternato dal Decurionato, insieme a Giovan Giuseppe de Paulis e don Stefano Ajossa.

Contro la nomina del di Monaco furono prodotti all’intendente molti ricorsi di cittadini che miravano a screditarlo e a denunciare alcuni presunti imbrogli e comportamenti inadeguati all’importanza della carica.

L’intendente, come di prassi, chiese le solite informazioni all’ispettore di polizia di Santa Maria di Capua e questi, dopo aver chiesto informazioni «a parroci, sacerdoti e uomini perbene», affermò che fra i tre ternati il preferibile era proprio Pasquale di Monaco.

Il funzionario di polizia Santaniello si spinse oltre ipotizzando che dietro i tanti ricorsi vi era il legale Stefano Ajosssa, altro pretendente alla carica di sindaco, ritenuto poco dignitoso moralmente e con precedenti politici più preoccupanti: era stato tenente della Guardia Nazionale nel 1848.

L’intendente non ebbe più dubbi e nominò sindaco il di Monaco per l’anno 1859.

 

Il di Monaco fu molto attivo nelle vesti di sindaco e chiese la sua sostituzione come deputato alle opere pubbliche comunali. In Decurionato in questo caso indicò come sostituto il passato sindaco Daniele Capobianco.

Egli si preocupò di far eseguire i lavori di rifacimento della Strada Madonna delle Grazie e di diversi lavori al Camposanto locale e alla strada che conduceva ad esso.

Durante il suo mandato non mancarono le critiche e gli attacchi che miravano a screditarlo e a lanciargli accuse infamanti, che non furono mai prese in considerazione dai funzionari di polizia.

 

Dal 1853 al 1859, quando ricopriva le cariche di decurione e di sindaco, egli cercò di ottenere la censuazione di un oliveto appartenente alla montagna demaniale ad un prezzo di favore, ma nei diversi tentativi trovò una forte opposizione e non riuscì ad ottenere questo beneficio per l’opposizione del Consiglio d’Intendenza.

 

 

Nel mese di luglio 1860 fu proposto un rinnovamento della cariche comunali e in breve tempo fu nominato sindaco Cesare Boccardi, che aveva già ricoperto l’incarico negli anni precedenti. Il di Monaco fu prescelto in seguito nuovamente come decurione.

 

Lettera del sindaco Pasquale di Monaco all'intendente

 

Note:

L. Russo, San Prisco agli inizi del XIX secolo, Caserta 2000.

L. Russo, San Prisco nel Settecento, Capua 2007.

 

Archivio di Stato di Caserta (AS Ce), Personale comunale, b. 348.

AS Ce, Affari comunali, bb. 209-219.

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Francesco Saverio Cipriano, sindaco proprietario (1856-1858)

Scritto da Luigi Russo. Postato in Personaggi storici

Personaggio appartenente ad una famiglia benestante locale di provenienza capuana, il padre, medico condotto, era stato decurione, sindaco ed elemento di spicco della setta carbonara locale1.

 

Nato nel 1826 circa da Domenico e Rosa Taddeo, figlia di Saverio2 e Maria Sanges. I suoi genitori si erano sposati in Capua il 27 dicembre 1812. Testimoni di nozze erano stati: Giovan Battista Boccardi e Francesco Baja di San Prisco (personaggi di spicco locali) e Gaetano Casertano e Domenico Cappabianca, domiciliati in Capua3.

 

Alla morte del padre nel 1843 dovette prendere la responsabilità della famiglia e a breve cercò anch’egli di emergere nell’amministrazione locale.

Nel 1855 aveva 28 anni ed era inserito nella lista degli eleggibili. Nel medesimo anno era proposto nella terna per cancelliere comunale, insieme a Francesco Valenziano e Francesco Mellucci, ma in questa occasione fu preferito il Valenziano, che già era impiegato come cancelliere sostituto.

Nello stesso anno era stato proposto anche nella terna per cassiere comunale, insieme ad Antonio Mincione del fu Girolamo e Sebastiano di Monaco. Ma seguirono molte proteste di cittadini per la composizione delle terne, in special modo per quella per la carica di sindaco.

 

Per trovare la soluzione a tali proteste l’intendente chiese  l’autorizzazione a nominare il sindaco al di fuori delle terne e, ottenute l’assenso, nenominò sindaco per l’anno 1856 il Cipriano. Il giuramento del nuovo sindaco fu

Nel 1858 si occupò dell’annoso problema del conflitto fra coltivatori ed allevatori di capre e pecore. Vi era un numero esorbitante di allevatori e pochissimi pascoli, pertanto capre e pecore distruggevano spesso i seminati. Molti cittadini chiedevano fosse vietato l’allevamento nel territorio comunale.

Verso la fine del 1858 Francesco Saverio  fu proposto nella terna come secondo eletto, ma l’intendente chiese di variare la terna proprio perché il Cipriano occupava allora la carica di sindaco.

 

Nel 1859 fu sostituito come sindaco dal notaio Pasquale di Monaco.

Infine nel 1860 fu nominato deputato alle opere pubbliche comunale, carica molto ambito a livello locale, in sostituzione del defunto don Luigi Marotta.

Infine il Cipriano morì nella sua abitazione di Strada Sambuci il 3 agosto 1872, già vedovo di Maria di Monaco.

 

                                Lettera di nomina a sindaco, Caserta 9 maggio 1856

 

 

FONTI

 

1 Su Domenico Cipriano si rimanda a L. Russo, I regolamenti di Polizia urbana e rurale di San Prisco (1828-36) con i profili biografici dei sindaci Cesare Boccardi e Domenico Cipriano, «Rassegna Storica dei Comuni», a. XXXVI (n. s.), n. 160-161 maggio-agosto 2010, pp. 80-81.

 

2 Su Saverio Taddeo cfr. L. RUSSO,Capua agli inizi del XIX secolo, Studi sul Catasto Provvisorio, «Storia del mondo», n. 51, 31 dicembre 2007.

 

3 Archivio di Stato di Caserta (AS Ce), Stato Civile, Comune di San Prisco n. 9, atti di matrimonio, a. 1812.

 

4 AS Ce, Intendenza di Terra di Lavoro, Personale comunale, b. 348, anni 1855-1860.

 

 

 

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Daniele Capobianco, sindaco farmacista (1853-55)

Scritto da Luigi Russo. Postato in Personaggi storici

 

Daniele nacque nel 1811 circa in Capua da Alessandro e Olimpia Farina, appartenente ad una famiglia agiata di provenienza capuana. Il fratello Biagio, negoziante, fu decurione negli anni dal 1844 al 1846 e dal 1853 al 1856; il fratello maggiore Raffaele era parroco e poi arciprete di San Prisco (nel periodo 1837-1846).

 

Nel settembre 1846 Daniele fu inserito nella lista degli eleggibili perché esercitava la professione di farmacista.

In seguito fu inserito nella terna per sindaco nell’aprile del 1850, insieme a Francesco Rubino e ad Antonio Mincione. In questa occasione il giudice regio di Santa Maria di Capua, interpellato dall’intendente, segnalò come preferibile il Rubino e l’intendente ratificò tale scelta nominandolo sindaco.

Il Capobianco, ritenuto un giovane valido, fu inserito poi nella terna per secondo eletto, insieme a Giuseppe di Monaco e Leopoldo Sanzò del fu Antonio. Fu prescelto come secondo eletto e prese possesso della carica l’11 marzo del 1851.

 

 

Nel luglio del 1851 chiese di essere sostituito da un decurione perché svolgeva ormai le funzioni di sindaco, dopo la rimozione definitiva del sindaco Francesco Rubino (sospeso dal mese di maggio dello stesso anno).

L’anno seguente, nel mese di giugno 1852, si lamentò con l’intendente per le continue assenze del primo eletto Vincenzo Palmieri. In effetti egli si trovò spesso a ricoprire le funzioni di secondo eletto, sindaco e primo eletto.

 

Il Decurionato, riconoscendo il suo impegno e la sua validità, nell’agosto del 1852 si espresse a favore di una sua riconferma (nell’occasione i voti a favore furono dieci e uno contrario). Nella terna erano compresi anche Giovan Giuseppe de Paulis e Pascale Palmiero del fu Antonio.

L’ispettore di Polizia di Santa Maria di Capua, interpellato dall’intendente, affermò che era da preferire il Capobianco. Seguì dunque la nomina a sindaco dell’intendente il 28 marzo. Daniele prese possesso della carica il 9 marzo 1853, data del suo verbale di giuramento.

Il fratello Biagio fu nominato nuovamente decurione il 31 marzo del medesimo anno al posto di Prisco di Monaco. Verso la fine dell’anno però il nuovo sindaco chiese di sostituire Biagio come decurione perché impegnato da circa un mese ai Dazi indiretti.

 Nell'aprile del 1853 si preoccupò di far «tompagnare» il macello comunale situato fuori l'abitato perché inutilizzato ed adoperato giorno e notte come «lupanare», ovvero luogo di attività di prostitute, con grande scandalo della popolazione.

Nel medesimo anno fece continuare i lavori alle cappelle del Camposanto comunale e si adoperò per far redigere perizie per interventi alla Chiesa madre e a quella di S. Maria di Costantinopoli.

Per problemi di fondi si attuarono gli interventi alla Chiesa di S. Maria di Costantinopoli, che erano meno ingenti. Per gli interventi alla Chiesa madre si chiese all'arcivescovo capuano Cosenza, ma questi rispose che il Comune avrebbe dovuto provvedere in autonomia.

 

Nel’agosto del 1855 il Decurionato votò a favore di  una riconferma come sindaco del Capobianco per «onestà, zelo, e attaccamento alla carica». Nella nuova terna vi erano anche: Francesco di Monaco e Vincenzo Palmiero. L’ispettore di polizia di Santa Maria di Capua, a cui l’intendente chiese il parere, si espresse nuovamente per una riconferma del sindaco in carica.

Nel medesimo tempo giunsero presso l’Intendenza vari ricorsi contro il Capobianco per aver reintrodotto la gabella sul vino e per vari adempimenti degli ordini dell’intendente riguardo il morbo del colera.

L’intendente, viste le proposte di molti cittadini di San Prisco, nominò sindaco, fuori terna, Saverio Cipriano del fu Domenico.

 

Il Capobianco nel mese di luglio del 1858 fu proposto decurione dal sindaco Cipriano e la sua nomina fu approvata nel medesimo mese.

 

   Agli inizi del 1859 il sindaco Pasquale di Monaco lo propose come deputato alle opere pubbliche comunali e la sua nomina fu subito approvata.

    Infine il Capobianco morì in San Prisco il 6 agosto 1891.

 

Lettera del sindaco Daniele Capobianco all'intendente

 

Note

Archivio di Stato di Caserta (AS Ce), Intendenza, Affari comunali, bb. 208-215.

AS Ce, Intendenza, Personale comunale, b. 347.

 

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Francesco de Ruggiero, sindaco carbonaro di San Prisco e consigliere distrettuale

Scritto da Luigi Russo. Postato in Personaggi storici

Comunico che sulla rivista <<Rassegna storica dei Comuni>>, anno XXIX (n.s.), n. 176-181, 2013, pp. 118-122, è stato pubblicato il saggio storico riguardante il profilo biografico di Francesco de Ruggiero, appartenente ad una famiglia nobile del Salernitano, ma nato, vissuto e morto in San Prisco,

Elemento di spicco della Carboneria locale; nel 1848 fu comandante della Guardia Nazionale. Fu avvocato, conciliatore e giudice supplente. Entrò presto nell'amministrazione civile locale: fu decurione e sindaco. Nel 1851 fu nominato consigliere distrettuale.

 

http://www.iststudiatell.org/rsc/art_10n/RSC_176_181.pdf

 

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